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Regione Toscana
CORECOM: FORZE ARMATE E TERRITORIO NELL’INFORMAZIONE LOCALE
Presentato il rapporto sull’immagine dell’istituzione militare nelle televisioni locali e nazionali in Toscana. Fedeli: “Continua il percorso di avvicinamento tra Forze Armate, istituzioni e società civile”. Tirabassi: “In tempo di pace, missioni internazionali lunghe, lontane e costose, necessitano di un’informazione precisa e completa”. Il professor Nicola Labanca: “La comunicazione può essere di sostegno alle istituzioni militari”. Generale Marco Bertolini: “Esiste un problema di identità e sovranità. No
“Esiste un bisogno di comunicazione tra il ruolo svolto dalle Forze Armate e società civile che occorre sviluppare per spiegare motivi, natura e durata di interventi in contesti internazionali e non solo”. Così il vicepresidente del Corecom della Toscana (Comitato regionale per le comunicazioni) Leonardo Tirabassi, ha introdotto i lavori al convegno organizzato per la presentazione della ricerca “L’immagine delle Forze Armate nei servizi di informazione delle televisioni nazionali e locali della Toscana”. Una ricerca svolta in collaborazione con il Centro interuniversitario di studi e ricerche storico-militari, presentata a Firenze lunedì 6 dicembre nella Sala delle Feste di Palazzo Bastogi, voluta per capire qual è, a partire “da una realtà regionale quale quella toscana, dotata di consistenza militare forte, la conoscenza che cittadini ma anche istituzioni hanno del ruolo e delle capacità delle Forze Armate”.

Un ruolo definito da Tirabassi “importante, molto delicato considerato, per esempio, il costo di missioni internazionali, che la società fatica a comprendere fino in fondo”. Da qui l’idea di una ricerca che “meriterà un’attenzione particolare” anche per i risultati emersi da un anno di osservazione di telegiornali di 9 emittenti locali della Toscana (individuate tra quelle a copertura regionale e che trasmettono quotidianamente almeno un’edizione d’informazione e quelle che, seppure a copertura limitata, servono province in cui si trovano sedi operative delle Forze Armate) oltre al Tg della Rai regionale e al programma Buongiorno Regione. Un’indagine svolta tra il 1° luglio 2009 e il 30 giugno 2010 per un totale di 655 servizi, all’interno dei quali su 80 è stata fatta una dettagliata analisi qualitativa.

“Se sono sparite la parola ‘guerra’ e ‘caduto’ – ha spiegato Tirabassi – i conflitti e le missioni internazionali in cui il nostro Paese è particolarmente attivo, si definiscono in situazioni in cui il concetto di vittoria non è chiaro all’opinione pubblica. La sensazione è che il termine ‘missione di pace’ sia ormai riduttivo, mal compreso, un termine su cui la comunicazione deve intervenire con maggiore qualità. Il bisogno di informazione – ha concluso il vicepresidente – è tanto più necessario perché qualsiasi intervento militare, oltre confine o nei nostri territori, non sia vanificato”.

Alle parole di Tirabassi ha fatto eco il vicepresidente del Consiglio regionale della Toscana Giuliano Fedeli, che ha manifestato una “soddisfazione particolare” per la ricerca svolta dal Corecom anche per “l’attività intrapresa dal Parlamento toscano” per una “partecipazione più attiva e stringente tra Forze Armate e società civile”. Percorso peraltro già avviato in occasione del giuramento degli allievi dell’Accademia navale, con “l’intenzione di favorire un’apertura reciproca per diffondere la conoscenza di realtà che condividono valori e obiettivi”. “Esiste – ha detto Fedeli – un ritardo nella conoscenza delle Forze Armate. Il sinonimo che passa nella società civile è quello di guerra, ma è un falso. Il ruolo che i militari hanno, a presidio e difesa di territori colpiti da calamità naturali o per la stabilizzazione della pace e della democrazia, ne sono la dimostrazione evidente”.

“In una società sempre più globale, la dimensione locale è fondamentale”. Così il presidente dell’Authority toscana Marino Livolsi nei suoi saluti al convegno. “I compiti del Comitato sono molteplici. Accanto a questi, l’analisi della comunicazione e dell’informazione anche istituzionale pensiamo sia necessario. Quello delle Forze Armate lo è tanto più perché la loro vicinanza alla società civile, sviluppa e fa partecipazione”.

Saluti e ringraziamenti per una “ricerca che sarà sicuramente punto di partenza di un dibattito più ampio” sono arrivati anche da Lina Falvella dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni: “Crediamo molto nei comitati regionali e nel ruolo che questi possono svolgere per contribuire al fornire un’immagine precisa della comunicazione istituzionali. Forse oggi più che mai così importante”.

Esiste una dimensione locale della comunicazione delle Forze Armate, che vengono raccontate in modo anche originale dai media delle televisioni locali. Questo uno dei risultati emersi dalla prima ricerca nazionale sulla comunicazione locale del militare delle Forze Armate. A spiegare l’indagine voluta dal Corecom della Toscana, Nicola Labanca dell’Università di Siena. “Nei decenni passati – ha spiegato - le Forze Armate erano invisibili alla società civile. Dalla fine della Guerra Fredda la conoscenza si è sviluppata ma occorre sostenerla, qualificarla sia dal punto di vista delle istituzioni militari che delle emittenti”. Per Labanca, persiste invece un “Deficit italiano rispetto all’Europa. Il nostro Paese ha una storia passata pesante a partire dalla Seconda Guerra Mondiale e un passato difficile durante la Guerra Fredda. Oggi ci sono le possibilità e le condizioni per cambiare e dare una svolta. In questo senso, la comunicazione può essere di sostegno alle Forze Armate”.

Il deficit sottolineato da Labanca è stato spiegato anche prendendo come spunto la premiazione, avvenuta lo scorso 26 novembre, di un cittadino ghanese alla Scuola di Applicazione Artiglieri di Torino: “Il soldato è stato premiato come miglior allievo dell’anno in corso, ma la notizia è passata sostanzialmente sottotraccia. In altri paesi europei, invece, l’informazione in questo senso sarebbe stata ampia e molto attenta. Forse una comunicazione migliore anche di questi eventi, già sviluppata altrove, sarebbe un’occasione ideale per avvicinare Forze Armate e società civile”.

Dal generale Marco Bertolini del Comando militare dell’Esercito Toscana, la considerazione che forse non occorrono tante risorse per sviluppare l’immagine: “La rincorsa ad una presenza e ad una comunicazione sempre più diffusa, potrebbe essere vana. Il problema non si risolve aumentando i passaggi sulle televisioni o sui media in generale”. Piuttosto, secondo il generale, esiste una “crisi di identità. Occorre ribadire i motivi della nostra esistenza perché un Paese senza Forze Armate non esiste”. Il bisogno di sostegno dell’opinione pubblica per intervenire è un equivoco da correggere “perché – ha concluso Bertolini ricordando il tenente Alessandro Romani, paracadutista della Folgore caduto in Afghanistan lo scorso 17 settembre durante uno scontro a fuoco con i talebani e la cui immagine faceva da sfondo alla sua presentazione – parliamo di uomini e sangue, non di principi e idee”.

“Le esigenze dei mass media spesso sono in contrasto con le necessità dell’Istituzione militare”. Così il generale Massimo Fogari capoufficio Pubblica Informazione dello Stato Maggiore della Difesa. “Dobbiamo tener conto di rapporti e dinamiche del Paese alle volte abbassando i toni e parlando di ‘soldato di pace’ e non da ‘combattimento’. Questa ‘informazione’ spesso non viene condivisa dal personale di prima linea che giustamente rivendica il proprio ruolo e la propria professionalità”. Dal generale anche l’appunto che i cambiamenti avvenuti negli ultimi venti anni hanno imposto una progressiva specializzazione nel campo dell’informazione e della comunicazione. “Qualsiasi operazione non può prescindere dal consenso dell’opinione pubblica ma la Difesa si presta a facili generalizzazioni. È un settore delicato perché si ha a che fare con la guerra e la morte. Una attenzione alta è necessaria per non provocare ricadute difficili anche nei contesti internazionali in cui operiamo”. “Le Forze Armate sono l’Istituzione cardine del Paese” ha concluso Fogari. “Garantire integrità e immagine è fondamentale ma attraverso un corretto uso dei termini e scegliendo modi e temi per informare stampa e società civile. Vogliamo comunicare il più possibile. Tutta la verità ma con il limite di garantire la sicurezza del nostro personale”.
06/12/2010 12:26
Regione Toscana

 

a cura di: Provincia di Firenze - Direzione Urp, Partecipazione, E-Government, Quotidiano Met

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