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Regione Toscana
L’Arno a 56 anni dall’alluvione, Giani e Monni: “Difesa suolo priorità della Toscana”
Convegno e tavola rotonda si sono svolte in Sala Pegaso con il presidente, l'assessora all’ambiente, il direttore Autorità idrica toscana Alessandro Mazzei, il presidente Anbi Marco Bottino, il segretario Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Gaia Checcucci, l'assessore all’ambiente del Comune di Firenze Andrea Giorgio
L’Arno e la sua difesa. L'acqua e l’energia. Gli invasi e l’esperienza dei contratti di fiume. A 56 anni dall’alluvione del 1966 la Regione Toscana ha organizzato, il convegno “L’Arno a 56 anni dall’alluvione, riflessioni, idee e proposte”. Ad aprire i lavori il presidente della Regione Eugenio Giani e l’assessora all’ambiente, difesa del suolo e protezione civile Monia Monni.

“Possiamo dire - ha sottolineato Giani - che siamo una regione leader a livello nazionale sul piano dell’assetto idrogeologico e quello degli interventi di tutela e difesa del suolo. Per quelli che abbiamo messo in campo fino ad oggi e quelli che metteremo in futuro. Ci sono in questo momento circa 600 milioni fra progetti che stiamo elaborando per aumentare le casse di espansione, progetti in corso come nel comune di Figline, progetti in via d’appalto. Siamo la Regione che ha già costruito Bilancino, ha già realizzato l’area di esondazione a Roffia (70 milioni di metri cubi a Bilancino, 5 milioni a Roffia), una Regione che ha già dato segnali importanti per evitare alluvioni che potevano avere effetti catastrofici come quelli del 4 novembre del 1966. Penso che gli interventi sul Serchio, l’Albegna, il Carrione, siano il segno di una Regione molto forte e presente che non si limita a questo, ma che cerca anche di ridistribuire meglio l’acqua con gli interventi assunti con il Pnrr, con i 6 enti di gestione coordinati dall’autorità idrica che vedono risistemare la rete dell’acquedotto riducendone fortemente le perdite”.

Giani ha poi ricordato l’importanza degli interventi che i Consorzi di bonifica stanno realizzando sul reticolato minore “che poi - precisa Giani - diventa quello maggiore perché sempre più a tracimare non è l’Arno, l’Ombrone o il Serchio o la Magra, ma spesso sono proprio gli affluenti più piccoli ad essere rimasti privi della necessaria protezione”.

“Il 4 novembre – ha detto l’assessora Monni - ricordiamo fatti tragici che coinvolsero grande parte della Toscana, non solo Firenze, ma oggi grazie agli investimenti fatti, possiamo finalmente vedere il fiume come ‘amico’ e non parlarne pensando solo al miglioramento della sicurezza ed alla difesa del suolo, ma anche alla tutela della biodiversità, alla migliore qualità delle acque, alla manutenzione, alla produzione di energia dalle ‘briglie’, che sono al tempo stesso strumento di difesa e di produzione di energia elettrica pulita. Abbiamo lavorato molto sulla riduzione del rischio del fiume e sulla sua integrazione con le città che attraversa: in questo momento in Toscana abbiamo ben 600 milioni di investimenti attivi, tra opere in progettazione, in corso o appena realizzate. Ed altri 120 milioni sono in arrivo, tra 60 milioni di risorse del Pnrr, altri del Por e del Ministero dell’ambiente. Una quantità di risorse importante che inizia a dare frutti”.

L’assessora cita ad esempio il sistema delle casse di espansione, posizionate sia a monte che a valle di Firenze: “Stiamo intanto realizzando il sistema delle casse di Figline Valdarno – dice - un sistema complesso, che attualmente vede tra cantieri attivi ed un quarto che sta per partire. Queste casse sembrano distanti, ma rappresentano il miglior sistema di difesa possibile, ad esempio, per gli Uffizi. Quando si parla di opere idrauliche, infatti, si lavora magari a distanza, ma con l’obiettivo di tutelare i punti più delicati e fragili. Naturalmente la nostra attenzione non si concentra solo su Firenze: a valle del capoluogo abbiamo poi casse di espansione, tra cui quella dei Renai, importantissima opera collocata all’intersezione del Bisenzio con l’Arno, che aumenta la sicurezza di un’ampia parte di territorio e di molti abitati”.

Tra le altre opere in programma anche l’innalzamento della Diga di Levane, l’adeguamento del ponte Pian dell’Isola, le casse di espansione di Fibbiana e di Cerreto Guidi, altri interventi sullo Scolmatore e le 12 briglie del Project sull’Arno. Previsto inoltre il Progetto Sieve, con la risagomatura del fiume Sieve alla confluenza con l’Arno e nuove casse di espansione”

Nella Sala Pegaso di Palazzo Strozzi Sacrati sono poi intervenuti Alessandro Mazzei, direttore generale dell’autorità idrica toscana, che ha introdotto il tema dell'importanza dell’Arno per il servizio idrico integrato, e Gennarino Costabile, dirigente del Genio civile Valdarno superiore, che sul tema dell’acqua e dell’energia.

Mazzei nel suo intervento ha sottolineato l’importanza del fiume Arno anche per l’approvvigionamento idrico dell’area fiorentina, e ricordato il grande lavoro fatto dall’AIT per depurare le acque delle utenze reimmesse nel fiume, in modo da restituire all’ambiente acqua pulita dopo l’utilizzo. “Il servizio idrico integrato ha un forte rapporto di simbiosi con l’Arno – ha detto – il nostro sforzo è quello di ridurre sempre di più i prelievi dall’Arno, ridurre le perdite in rete e migliorare la qualità della depurazione, con conseguente miglioramento della qualità delle acque”. Per quanto riguarda il prelievo di acqua dal fiume, Mazzei precisa che “In quattro anni abbiamo recuperato 22 milioni di metri cubi all’anno di perdite, con conseguenti minori prelievi sulla risorsa idrica del fiume e delle falde subalveo”, invece per quel che concerne le reimmissione delle acque depurate, spiega che: “Gestiamo le acque di scarto di circa 3,5 milioni di abitanti equivalenti, di queste riusciamo a depurarne per 3,2 milioni. Quindi il 90% delle acque che reimmettiamo è depurato. E questo ha fatto migliorare considerevolmente la qualità delle acque dell’Arno”.

“Il Contratto di Fiume - ha spiegato il presidente di Anbi Toscana Marco Bottino intervenendo sul tema - nasce come un patto, sottoscritto da diversi soggetti della comunità locale, che si propone di mettere a punto azioni di miglioramento delle aree fluviali, che spaziano dall'urbanistica alla riqualificazione ed educazione ambientale, dalla gestione del rischio idraulico alla valorizzazione del patrimonio locale, dalla fruizione delle rive al miglioramento della qualità delle acque. È un sistema che stiamo applicando con successo su diversi corsi d’acqua della nostra regione, consapevoli che avere occhi sul territorio aiuta anche dal punto di vista della sicurezza. A oggi sono 15 i Contratti di fiume attivati in Toscana a cui prendono parte i Consorzi di Bonifica, a cui si aggiunge il grande progetto di “Un patto per l’Arno”, che abbraccia l’intera asta fluviale del corso d’acqua toscano”.

Il professore dell’Università di Firenze Enio Paris ha preso la parola sul tema degli invasi artificiali.

Agli interventi è poi seguita una tavola rotonda moderata da Erasmo D’Angelis alla quale ha partecipato la segretaria dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino settentrionale Gaia Checcucci, l’assessore all'ambiente del Comune di Firenze Andrea Giorgio, la consigliera della Provincia di Pisa Cristina Bibolotti e il direttore della settore Difesa del suolo e protezione civile della Regione Toscana Giovanni Massini.

“Ricorrenze come quella di oggi – ha detto Gaia Checcucci - servono per mantenere viva la memoria ma anche per fare un bilancio della situazione attuale. Una situazione sicuramente migliore ogni anno che passa ma c’è ancora tanto da fare, sia in termini di accelerazione dell’attuazione degli interventi, sia in termini di pianificazione, e questo è il nostro ruolo. Tenendo sempre presente che quando si parla di difesa dalle acque occorre sempre garantirne la tutela, conciliando quindi la pianificazione della gestione del rischio con quella delle acque. C'è poi il tema della scarsità d’acqua e in questo senso l’azione dell’Autorità di Bacino è determinante, in quanto ente che per legge deve farsi carico della gestione ottimale della risorsa: credo sia necessario rilanciare il ruolo degli Osservatori permanenti sugli utilizzi idrici, che hanno sede presso le Autorità di Bacino, elevandoli a cabine di regia operanti nei periodi di siccità a supporto delle decisioni degli organi di Governo. Altrettanto importante è puntare su una programmazione strategica integrata con alcuni significativi "interventi bandiera" che l'Autorità intende portare avanti grazie alle nuove linee di finanziamento nel settore idrico che la vedono come beneficiaria e autorità proponente”

L'assessore Andrea Giorgio ha aggiunto "Oggi la città ricorda un evento traumatico che per anni ha lasciato un ricordo indelebile e ha generato timore verso il fiume. Grazie agli interventi negli anni di messa in sicurezza e agli investimenti fatti in città per farlo diventare un luogo pieno di vitalità, l’Arno è tornato luogo di cultura, sport, socialità ed economia. Il ricordo dell’alluvione deve essere, se vogliamo che insegni qualcosa, anche occasione per pensare all’oggi, a tutti quegli eventi estremi, a quegli shock climatici che non sono più estemporanei ma frequentissimi. Le città devono trasformarsi e diventare più resilienti per riuscire ad assorbire questi shock e far sì che non diventino disastrosi. Le città inoltre sono responsabili - pur occupando una piccolissima superficie geografica del nostro continente - dell'80% dell'inquinamento e dei consumi di energia, come della produzione dei rifiuti. Sono quindi sia una parte rilevante del problema quanto il centro di ogni possibile soluzione e della transizione ecologica necessaria: da qui passerà la sfida della lotta al cambiamento climatico per i prossimi anni e le città dovranno essere protagoniste".
07/11/2022 09:06
Regione Toscana

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a cura di: Provincia di Firenze - Direzione Urp, Partecipazione, E-Government, Quotidiano Met

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