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Regione Toscana
Cave: Piano regionale, proseguono le consultazioni
Nelle commissioni Territorio e Sviluppo economico, ascoltati Cgil, Cisl, ordine dei Geologi, Italia Nostra e Legambiente
Le osservazioni vere e proprie, quelle a cui la Giunta dovrà rispondere in modo formale anche producendo le motivazioni di eventuali non accoglimenti, arriveranno nei 60 giorni successivi all’adozione del Piano regionale, previsto in Consiglio entro giugno. La fase di interlocuzione, che non preclude comunque l’invio di suggerimenti e pareri da parte di tutti i soggetti interessati, è in pieno svolgimento nelle commissioni Ambiente e Sviluppo economico, guidate rispettivamente da Stefano Baccelli e Gianni Anselmi. Dopo l’ascolto questa mattina, mercoledì 17 aprile, di Confindustria, Anci, Assocave, Cna, Confesercenti e rappresentanti di enti locali, nel pomeriggio si è svolto il confronto con Cgil, Cisl, Italia Nostra e Legambiente.
I rappresentanti sindacali hanno rilevato la strategicità di un atto che incrocia interessi forti e diffusi, che deve necessariamente armonizzarsi con il Piano paesaggistico. Citando la sentenza del Tar della Toscana (su cui Legambiente, proprio in commissione, ha manifestato grande apprezzamento) che ha ritenuto corretta l’interpretazione data dalla Regione in merito alle autorizzazioni dei progetti di coltivazione (a tal proposito la legge 35/2015 è stata modificata con l’inserimento dell’articolo 58 bis che prevede un periodo transitorio per il sanzionamento di difformità volumetriche fino all’approvazione dei piani attuativi dei bacini estrattivi delle Alpi Apuane), Cgil e Cisl hanno giudicato positivamente la riaffermazione della politica e dell’interesse generale. Si sono poi detti d’accordo con il contingentamento del materiale estratto e con la percentuale individuata tra questo e quello definito buono. Hanno invece suggerito l’inserimento di un indice di congruità tra la quantità dell’escavato e il numero del personale impiegato. A detta delle rappresentanze sindacali, infatti, ciò permetterebbe di intervenire più efficacemente sul fronte della sicurezza sul lavoro.
Trattandosi di un Piano che nasce all’insegna dello sviluppo sostenibile e guarda a limitare il danno ambientale, condizione preliminare, a detta di Italia Nostra, dovrebbe essere la piena disponibilità dei piani di bacino. Secondo i rappresentanti dell’associazione, il fabbisogno si può calcolare solo avendo certezza del numero di cave attive e comunque in coerenza con quanto previsto dal Piano di indirizzo territoriale che, hanno ricordato, esclude la riapertura di siti chiusi da 30 anni. Italia Nostra ha poi invitato a non duplicare le cartografie tra quelle inserite nel Piano e quelle rese disponibili dal Parco delle Alpi Apuane. Sul punto è intervenuto il responsabile della pianificazione e controllo in materia di cave della Regione, Enrico Becattini, che ha spiegato l’ambito di competenza del documento in discussione: le aree contigue di cava riportate hanno un mero valore ricognitivo perché non sono di competenza della pianificazione regionale. Ossia, solo i giacimenti extra parco hanno valore di Piano, il resto è reso disponibile per completezza di informazione.
Suggerimenti sulla disciplina di Piano e sui siti estrattivi sono stati avanzati anche da Legambiente che in particolare sulle Alpi Apuane ha annunciato osservazioni formali. Secondo i rappresentanti, Parco e cave sono incompatibili.
Un’esortazione a non generalizzare ma a guardare i territori secondo le diversità che presentano, è arrivata dall’ordine dei geologi. Ogni realtà deve essere analizzata e approfondita magari prevedendo norme più elastiche per lasciare l’interpretazione ai Comuni e ai comprensori anche riguardo ai dati delle rese dei materiali. Sul punto, Becattini ha ricordato che i numeri a disposizione della Regione sono il risultato di quanto trasferito direttamente dai Comuni che a loro volta acquisiscono i dati dalle imprese. Secondo la normativa, infatti, su questi numeri vige l’obbligo di pagamento dei contributi di estrazione a enti locali, Asl e Regione.
In apertura dei lavori, la vicepresidente del Consiglio regionale, ha chiesto di mettere agli atti delle commissioni una nota del comitato civico La valle delle Piagge di Capolona. Il comitato esprime contrarietà all’ipotesi di una nuova attività estrattiva in località Vignoli, prevista nel nuovo Piano regionale come giacimento potenziale di inerti. Secondo quanto dichiarato dalla vicepresidente, la pianificazione provinciale, ad oggi, non prevede nessun tipo di giacimento in quell’area in quanto considerata incompatibile all’attività estrattiva.
18/04/2019 07:58
Regione Toscana

 

a cura di: Provincia di Firenze - Direzione Urp, Partecipazione, E-Government, Quotidiano Met

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