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Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci
Verde Prato. Sperimentazioni urbane tra ecologia e riuso
Mostra a cura di Elisa Cristiana Cattaneo ed Emilia Giorgi
locandina
Martedì 19 marzo, alle ore 18.00, il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci inaugura la mostra Verde
Prato. Sperimentazioni urbane tra ecologia e riuso, a cura di Elisa Cristiana Cattaneo ed Emilia Giorgi, che mette in scena il Piano Operativo del Comune di Prato e la molteplicità di operazioni e strategie attuate negli ultimi anni per la definizione del nuovo strumento sulle politiche urbane della città toscana. Un progetto sperimentale e innovativo, frutto di un intenso lavoro di équipe dell’Ufficio di Piano del Comune di Prato che vanta preziosi contributi di esperti di fama internazionale come l'architetto Stefano Boeri e lo scienziato Stefano Mancuso, solo per citarne alcuni.
L’allestimento, progettato dal giovane collettivo milanese Fosbury Architecture, presenta, attraverso un sistema di ponteggi concepito come una macchina scenica, materiali eterogenei come disegni, mappe, elaborati progettuali, fotografie d’archivio e video. Un racconto che si sviluppa per testi e immagini seguendo il processo ideativo che mira a trasformare Prato in una città verde, europea e aperta, integrando il sistema della natura e quello del costruito. Oltre al focus tecnico sul piano urbanistico, l’esposizione propone un’installazione ideata per l’occasione da Stefano Mancuso, i progetti fotografici di Fernando Guerra, Maurizio Montagna e Delfino Sisto Legnani e una macchina robotica interattiva che permetterà al pubblico di navigare i numerosi ambiti di cui si compone il Piano. Completa la mostra un’area immaginata per incontrarsi e prendere parte ad attività didattiche, conferenze e tavole rotonde, affinché la mostra diventi un luogo di dibattito, una piazza viva dentro il museo.
Il Piano Operativo di Prato è un innovativo documento di Pianificazione Urbanistica, redatto dall’Ufficio di
Piano e adottato nel settembre 2018, che si muove a partire dalla grande esperienza trasmessa dalle elaborazioni dell’urbanista Bernardo Secchi, che ha lavorato al piano regolatore di Prato tra il 1993 e il 1996.
Prato viene osservata nella sua dimensione metropolitana e portata a rilanciare il patrimonio manifatturiero
e a rivalutare il patrimonio naturale, superando la divisione tra città e spazi agricoli. La sfida, condotta anche
grazie a un ampio programma di partecipazione, Prato al Futuro - che ha coinvolto tutti i cittadini e portato
professionisti del mondo della progettazione a dialogare con l’Amministrazione Comunale, con le parti interessate, con le associazioni - è quella di promuovere il riuso della città, riducendo il nuovo consumo di suolo, e mettere in campo un progetto di forestazione urbana, rispondendo con l’ecologia alle sfide globali del climate change e a quelle locali del benessere degli abitanti.
Prendendo avvio da questi obiettivi la mostra si snoda attraverso 3 aree tematiche: Ecology, Re-Use e Going Public.
Nella sezione Ecology trova posto il programma di forestazione urbana ideato dalle due massime eccellenze della “rivoluzione ambientale”: l’architetto Stefano Boeri e lo scienziato Stefano Mancuso. Secondo Mancuso, “riqualificare con le piante è lo strumento più efficace per il miglioramento della qualità ambientale e sociale”. Per questa ragione ha fatto di Prato un caso di studio, e ha lavorato con il suo team per censire il patrimonio arboreo della città e calcolarne i benefici per la cittadinanza. In modo complementare, Boeri ha prodotto un Action Plan per la Forestazione Urbana di Prato, con l’obiettivo di poter contare un albero per ogni abitante della città. Alla sezione è legata l’installazione site-specific Urban Jungle ideata da Stefano Mancuso, un insieme di ecosistemi confinati che evoca un ideale skyline cittadino come unica ed enorme giungla urbana, al di là della tradizionale separazione tra costruito e natura. “Non soltanto lungo i viali, nei parchi, nelle aiuole, nei giardini, ma dovunque ci sia una superficie disponibile: strade, facciate, tetti, lì deve esserci una pianta”, afferma Mancuso.
Apre la sezione Re-Use un richiamo attraverso disegni e fotografie d’epoca all’esperienza del Laboratorio di Prato, condotto dal 1976 al 1978 dal regista Luca Ronconi con l’architetto Gae Aulenti: uno dei primi esperimenti di riuso delle strutture manifatturiere in vista di “Un teatro soprattutto agito, in funzione di un luogo diverso dalla sala teatrale”, come scrive Ronconi. Tema centrale del nuovo Piano Operativo è infatti la definizione di strategie di trasformazione del patrimonio edilizio esistente, in particolare dell’archeologia industriale nell’ambito delle aree urbane. Nella logica di delineare uno scenario di sviluppo sostenibile della città, il P.O. determina le modalità di intervento relative al riuso degli edifici, inserendoli nell’ambito di una visione di respiro più ampio sulla città che vede in Prato, la “città fabbrica”, uno dei luoghi paradigmatici a livello internazionale sulle pratiche di re-cycle, un contesto dinamico che può ambire a proporsi come distretto europeo “eco” d’eccellenza, attuando un processo di economia circolare.
La sezione Going Public infine prende avvio da alcuni scatti tratti dal progetto fotografico che Delfino Sisto Legnani ha condotto nel 2016, come parte dell’installazione Manufacturing Assemblages in Prato di Matilde Cassani alla Oslo Architecture Triennale, mostrando come le celebrazioni del Capodanno Cinese attraverso il centro storico e il distretto industriale diventino una spettacolare occasione di integrazione tra le diverse comunità presenti e la città. Il tema dello spazio pubblico e di una città a misura dei suoi cittadini è trasversale a tutto il P.O., e si interfaccia con tutte le tematiche affrontate dal Piano: dal progetto Cento Piazze a Riversibility, dalla tecnologia 5G (Prato è una delle cinque città italiane scelte per la sua sperimentazione), alla Smart Mobility. Prato concepisce quindi il proprio Piano Operativo nella logica di promuovere un’idea di città aperta, città dell’ospitalità globale accessibile ed usufruibile da tutte le categorie dei suoi abitanti.
Si snodano lungo le pareti della galleria e avvolgono lo spazio espositivo come quinte scenografiche i progetti
dedicati a Prato dei fotografi Fernando Guerra e Maurizio Montagna. Di Fernando Guerra si presenta in mostra una selezione dell’imponente indagine fotografica svolta dall’autore lisbonese alla fine del 2017 per interpretare la fase di trasformazione che la città sta attraversando, rivelando così la stratificazione del paesaggio e i molteplici tipi di città che Prato sta costruendo, con attenzione al riuso e alla rigenerazione del patrimonio manifatturiero. Immaginazione e futuro sono i due termini che, legati tra loro saldamente, costituiscono il punto di partenza e il punto di arrivo del progetto Paregon (2018) del fotografo milanese Maurizio Montagna. L’attenzione viene qui rivolta al mondo vegetale, le cui dinamiche sembrano suggerire la strada per un nuovo agire collettivo, mutando così dopo secoli di visione antropocentrica le nostre coordinate prospettiche.
Parte integrante della mostra è infine il palcoscenico ideato dai Fosbury per ospitare all’interno dello spazio espositivo conferenze, tavole rotonde e momenti di approfondimento sulle tematiche centrali del Piano Operativo, nell’ottica di partecipazione da sempre alla base di questo nuovo strumento di pianificazione urbanistica. Un oggetto che diventa playscape per i bambini e le attività educative promosse dal museo.

Orari d'apertura: tutti i giorni 10-20, venerdì e sabato 10-23
Lunedì chiuso
19/03/2019 14:18
Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci

 

a cura di: Provincia di Firenze - Direzione Urp, Partecipazione, E-Government, Quotidiano Met

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