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Fondazione Marino Marini - Pistoia
La Fondazione valorizza lo storico edificio che ospita il Museo, polo internazionale dell'arte di Marino Marini

Sabato 19 gennaio dalle ore 17, negli spazi del Palazzo del Tau, un’occasione di approfondimento di alto profilo culturale: Sant’Antonio Abate, tra arte, storia e tradizioni. Al centro della serata tre studiosi di spessore nazionale: Laura Fenelli, Ugo Feraci e Alessandra Foscati

Alessandra Foscati
Da Marino Marini la linea del tempo scorre senza interruzione, avanza e compie un salto nel passato. Lo sguardo della Fondazione si allunga per oltre sette secoli con l’obiettivo di esplorare le origini del luogo che ospita da decenni il ricco patrimonio artistico di uno dei protagonisti dell’arte del Novecento: il Palazzo del Tau, ex sede dell'ordine dei frati ospitalieri di Sant'Antonio Abate, sede del Museo.

Pistoia e l’arte cittadina, con il suo Museo al centro dedicato alla pluralità dei linguaggi che intrecciano storia, arte, tradizioni nel segno di Marino Marini, inaugura il 2019 con un evento di alto profilo culturale nella sede della Fondazione. Tre diversi focus, illustrati da alcuni degli storici ed esperti più accreditati del panorama culturale nazionale, metteranno in rilievo la figura di Sant’Antonio Abate sotto il profilo iconografico, storico, folcloristico. L’evento, ideato e organizzato dalla Fondazione Marino Marini, propone un pomeriggio di approfondimenti storico-artistici, spunti, riflessioni, curiosità, in un incontro aperto al pubblico in programma sabato 19 gennaio dalle 17 alle ore 19.

L’iniziativa si avvale della collaborazione di alcuni degli studiosi, medievisti e storici dell’arte, più accreditati nel panorama nazionale. Laura Fenelli, Alessandra Foscati e Ugo Feraci sabato pomeriggio guideranno il visitatore alla scoperta degli aspetti e dei temi, affascinanti e insoliti, legati alla vita, alle evoluzioni iconografiche, ai simboli e ai segni della tradizione che identificano nella cultura popolare l’eremita egiziano, fondatore del monachesimo cristiano. “Una giornata di studi di ampio respiro culturale e documentaristico che fonde interesse storico, ricerca, arte e cultura medievista – dichiara Ambra Tuci, coordinatrice eventi della Fondazione – l’iniziativa che abbiamo messo in piedi si pone l’obiettivo di promuovere e valorizzare l’edificio di origine trecentesca, divenuto per volontà di Marina, moglie di Marino, lo spazio privilegiato su scala internazionale dove esporre, conservare, tutelare, comunicare e svolgere attività di conoscenza, formazione e diffusione dell’arte mariniana. Il Complesso del Tau oggi rappresenta infatti il più importante centro al mondo dedicato all'arte di Marino Marini”. L'evento è organizzato in collaborazione con il Polo Museale della Toscana, che in occasione di questa giornata di studi manterrà aperta la Chiesa del Tau anche in orario pomeridiano, permettendo ai visitatori la visione degli affreschi dedicati al Santo.

“Sant’Antonio Abate, iconografia, storia, folclore” vedrà protagonisti Laura Fenelli, Alessandra Foscati e Ugo Feraci. La docente di storia dell’arte Laura Fenelli si propone di ricostruire la diffusione del culto di Sant’Antonio dalla morte dell’eremita fino al culto recente, come protettore degli animali nelle campagne italiane. Laura Fenelli, parmense, lavora sulla storia delle immagini tra Medioevo ed età moderna. Dal 2009 insegna storia dell’arte per programmi di scambio di studenti americani a Firenze (Fairfield University; Australian Catholic College, Kent State University, Richmond in London) e dal 2013 collabora con Giunti TPV. È autrice di due monografie dedicate all’ordine antoniano e al culto per sant’Antonio abate: Il tau, il fuoco, il maiale. I canonici regolari di sant'Antonio abate tra assistenza e devozione (CISAM, Spoleto, 2006) e Dall’eremo alla stalla. Storia di sant'Antonio Abate e del suo culto (Laterza, Roma-Bari, 2011).

Il sacerdote don Ugo Feraci, dell’Ufficio Comunicazioni Sociali e Cultura della Diocesi di Pistoia, porrà l’accento sul rapporto tra il committente Giovanni Guidotti, religioso pistoiese appartenente all’Ordine dei canonici regolari di Sant’Antonio Abate e fondatore del complesso, e il pittore Niccolò di Tommaso. Il suo intervento aiuterà a comprendere il sodalizio fecondo sorto tra i due. Niccolò di Tommaso realizzò gli affreschi nell’ex-chiesa del Tau, presumibilmente tra il 1370 e il 1373. Per l’esposizione del suo intervento don Ugo Feraci si avvarrà del supporto di materiale visivo.

La storica Alessandra Foscati, specializzata in Storia della medicina, si concentrerà su "Il male che brucia il corpo. Il fuoco di sant’Antonio: quale malattia?". La studiosa esaminerà le espressioni, i significati e le fonti, medievali e moderne, legati al fuoco di Sant’Antonio. Un’analisi di diverse tipologie di fonti mediche, letterarie, agiografiche, giuridiche in parte inedite, sono tese infatti a dimostrare come non necessariamente il fuoco di Sant’Antonio corrispondesse all’ergotismo e quindi come anche l’attitudine terapeutica di tali ospedali e precettorie sia da riconsiderare. Dottore di ricerca in storia medievale (titolo ottenuto presso l’Università di Bologna, Dipartimento dei Beni Culturali), Alessandra Foscati lavora con la Società Internazionale di Studio del Medioevo Latino (SISMEL) a Firenze dove è responsabile del progetto LeMeMAe (Lessico medico del Medioevo. Fonti agiografiche) dedicato allo studio del lessico medico nelle fonti agiografiche medievali latine.

Sant’Antonio Abate e le origini del palazzo del Tau

Una comunità di frati dell’Ordine, la cui missione era l’assistenza ai malati poveri, si stabilì a Pistoia intorno alla prima metà del Trecento e abitò, fino al 1787, nel Complesso del Tau, fatto edificare da Fra’ Giovanni Guidotti. L’ordine degli Ospitalieri confluì in seguito nei Cavalieri di Malta.



Le tradizioni più diffuse

Il 17 gennaio la Chiesa benedice gli animali e le stalle ponendoli sotto la protezione del Santo. La tradizione deriva dal fatto che l'ordine degli antoniani aveva ottenuto il permesso di allevare maiali all'interno dei centri abitati, poiché il grasso di questi animali veniva usato per ungere gli ammalati colpiti da ergotismo, chiamato anticamente “fuoco di Sant’Antonio. In questa data, in molte città e paesi italiani si celebra il giorno di Sant’Antonio, con tradizioni assai simili. Spesso si usa accendere dei grandi fuochi che simboleggiano la purificazione e la fecondità, i falò segnano il passaggio dall'inverno e dalle giornate più buie alla primavera e alla luce e si legano alla leggenda per cui Sant’Antonio, come un novello Prometeo, “rubò il fuoco non agli dei bensì ai diavoli per donarlo agli uomini”. Secondo una leggenda veneta la notte del 17 gennaio gli animali possono parlare e durante questo evento i contadini si tenevano lontani dalle stalle, perché udire le greggi parlare sarebbe stato di cattivo auspicio.

Ingresso libero
18/01/2019 10:31
Fondazione Marino Marini - Pistoia

 

a cura di: Provincia di Firenze - Direzione Urp, Partecipazione, E-Government, Quotidiano Met

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